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Editoriale ANPSI del 28 novembre 2009

di Presidente ANPSI (27/11/2009 - 12:12)


Se continuerai a fare quello che hai sempre fatto...


Il Corso di aggiornamento di quest’anno è stata anche un’occasione di incontro tra i colleghi.

Tra uno scambio di opinioni ed un altro, abbiamo riscontrato che tra gli ormai pochi scettici nei confronti dell’ANPSI è invalso il convincimento che (udite udite la grande novità!!) solo le OO.SS. possono (potrebbero, ma in larga parte non vogliono e non gli interessa proprio, n.d.r.) fare realmente qualcosa per noi; viceversa, l’associazionismo professionale è costituzionalmente debole e non può fare nulla in concreto per la nostra categoria.

Qualcun’altro invece non sembra essere proprio interessato ad ogni qualsivoglia forma di attivismo professionale ed opta quindi per il massimo disimpegno, adducendo l’ormai nota motivazione che “tanto non cambia niente, quindi è tutto inutile”.

Proporrei a questi colleghi di porsi con molta onestà intellettuale i seguenti interrogativi:

• Da quanti anni sono iscritto ad un sindacato?
• Quanto gli verso di quota mensile (non annuale, si badi bene, mensile)? • Cosa ne ho ottenuto in concreto finora?
• Se la risposta alla domanda precedente è “niente”, perchè continuo a regalargli i soldi? • Calcolando una media di 11 Euro mensili, se ne ricava un totale di 132 Euro l’anno investiti per il
“niente” di cui sopra. Potrei investirli meglio o risparmiarli?
• Quali azioni in concreto ho fatto finora affinchè la mia situazione lavorativa cambi e migliori?
• Pur non avendo personalmente fatto nulla, ho almeno sostenuto chi ha provato a far sì che
qualcosa cambi davvero o l’ho solo ignorato o, peggio ancora, pregiudizialmente osteggiato?
• Cerco di far valere i miei diritti di professionista sanitario nel mio posto di lavoro, o me ne sto con
le mani in mano aspettando la manna dal cielo delegando passivamente ad altri il compito di
tutelarmi globalmente?
• Mi faccio rispettare come professionista oppure mi lascio umiliare e sopraffare da superiori e non
brontolando di nascosto, salvo poi fargli ampi sorrisi di circostanza per una questione di mera convenienza personale?
• Sono motivato nel mio lavoro, elaboro proposte e progetti di miglioramento per l’Area Sanitaria, partecipo attivamente alle attività dell’Area, mi rapporto in maniera propositiva e costruttiva con tutti i colleghi anche di altre professionalità, oppure i miei unici orizzonti motivazionali sono rappresentati quotidianamente dalle ore 15,32, mensilmente dal giorno 27 e periodicamente dal congedo ordinario e da tutte le altre forme di congedo?
• Studio, leggo, mi aggiorno professionalmente, intervengo nei dibattiti, seguo le iniziative della mia Federazione o del mio Collegio, mi confronto?
• Sono in grado di compiere qualche azione reale per tentare di migliorare la mia situazione, oppure riesco solo passivamente a lamentarmi?
• L’ANPSI ha chiesto spesso il mio parere su varie questioni che riguardano la mia professione e sulle problematiche specifiche che incontro sul mio posto di lavoro; gli ho mai risposto?
• Quante volte visito i siti, il Blog ed il Forum dell’ANPSI e leggo con attenzione quanto scrivono, al fine di poter formulare un giudizio consapevole ed informato su di loro, evitando di cadere nel pregiudizio. nella superficialità o nel qualunquismo?
• Mi arriva un’e-mail dell’ANPSI: investo due minuti del mio tempo e della mia attenzione per leggerla oppure non la apro nemmeno?
• Agisco concretamente per cambiare l’attuale stato di cose o sono solo capace di criticare chiunque faccia qualcosa o tenti di farlo?
• Mi è capitato di accusare meschinamente di protagonismo tutti coloro che invece tentano di fare qualcosa a vantaggio dell’intera categoria professionale, dimenticando che dalle battaglie di pochi se ne avvantaggiano tutti?
• Se invece appartengo alla lodevole (ma purtroppo semi-deserta) categoria di coloro che si sono spesso impegnati in qualche modo per tentare di cambiare la propria situazione lavorativa, ho conseguito qualche apprezzabile risultato finora?
• Se la risposta alla domanda precedente è “no”, non sarebbe forse il caso di ripensare le strategie fin qui attuate e mutare radicalmente direzione?
• Se tutto quello che ho fatto finora non mi ha portato a nessun risultato, perchè continuo ostinatamente a farlo?

Dopo aver risposto con sincerità a tutti questi interrogativi, ciascun collega sarà perfettamente in grado di trarre da sè le dovute conseguenze ed avrà un quadro complessivo della situazione molto più chiaro, che potrebbe condurlo a riesaminare i fatti da un altro punto di vista.

Concluderei questo editoriale riprendendo e completando la frase del titolo: se continuerai a fare quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto.

       Il Presidente
Alessandro Verginelli

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Corso ECM INAIL per Infermieri e Fisioterapisti 2009: le nostre impressioni.

di Presidente ANPSI (26/11/2009 - 12:41)


Siamo ormai quasi giunti all’ultima edizione del corso ECM di quest’anno e molti dei nostri iscritti e degli esponenti dei Direttivi Nazionali e Regionali ANPSI vi hanno già partecipato. Questo ci ha permesso, una volta ascoltati i loro giudizi, di poter formulare le nostre impressioni riguardo al corso in oggetto.

Elenchiamo pertanto in sintesi le nostre riflessioni:

• L’argomento scelto è senza ombra di dubbio molto interessante ed attuale: nella nostra pratica quotidiana ci imbattiamo infatti piuttosto di frequente in pazienti cosiddetti “difficili”, ossia in soggetti che presentano in maniera più o meno evidente delle problematiche sul piano comportamentale tali da renderci oggettivamente difficile il relazionarci con loro. Essere quindi in grado di individuare tali turbe e sapersi comportare di conseguenza è pertanto di indubbia utilità pratica e contribuisce in maniera significativa al miglioramento globale del servizio fornito all’utenza dagli operatori sanitari.
• I docenti hanno proposto delle relazioni interessanti, chiare, esaustive e ben presentate, che hanno riscosso l’interesse della platea e stimolato il dibattito al suo interno.
• I dati che la S.M.G. ci ha fornito durante il suo intervento evidenziano con estrema chiarezza il fatto che sono in netta prevalenza i medici a subire le aggressioni verbali o fisiche degli utenti problematici; se a questo aggiungiamo che la preparazione medica in campo psicologico è necessariamente carente, non essendo adeguatamente prevista dal loro piano di studi accademici, si evince che forse potrebbero essere proprio i medici i principali destinatari di questo corso, forse ancor prima di noi.
Si è percepita nettamente la mancanza di una relazione infermieristica capace di affrontare questo tema dal nostro specifico punto di vista professionale; proprio in virtù di questo continuiamo a stigmatizzare la scelta, operata quest’anno dalla S.M.G., di escludere i colleghi infermieri dalla docenza di questo corso; riteniamo che avrebbe potuto arricchire ulteriormente di contenuti il corso incrementandone l’efficacia didattica. Comprendiamo bene che l’argomento trattato sia di natura altamente specialistica; pur tuttavia riteniamo che il relatore infermiere avrebbe saputo dire la sua su un tema che attiene precipuamente alla sua preparazione accademica ed al suo agire quotidiano.
• La sensazione che molti colleghi hanno avuto è quella di aver trovato per iscritto, in maniera senz’altro ordinata e codificata, ciò che nella quotidiana pratica ambulatoriale già fanno da sempre; in sostanza dal corso ne hanno tratto più conferme che scoperte. Questo comunque ci gioverà in futuro per affrontare determinate situazioni con maggior consapevolezza del proprio agire.
• Durante le prime edizioni del corso ci sono state segnalate alcune inesattezze sulla normativa specifica che riguarda le professioni sanitarie non mediche affermate da uno dei due avvocati relatori; ci risulta però che, dopo la nostra tempestiva segnalazione alla S.M.G., questi episodi non si sono più ripetuti nelle edizioni successive.

In conclusione il nostro giudizio complessivo sul corso ECM di quest’anno è positivo, seppur con i distinguo succitati. Auspicheremmo però per il futuro che la scrivente organizzazione, che rappresenta la nostra categoria professionale, venisse maggiormente coinvolta nelle fasi preliminari di progettazione dei corsi; ciò accrescerebbe la condivisione dei contenuti e costituirebbe un chiaro segno di sensibilità istituzionale verso l’intera categoria, che peraltro abbiamo già avuto modo di apprezzare in passato.

Il Consiglio Direttivo ANPSI

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Firmato il nuovo C.C.I.E. 2006/2009: alcune luci e molte ombre.

di Presidente ANPSI (01/10/2009 - 00:45)


In data 30 settembre 2009 è stato firmato il nuovo C.C.I.E. 2006/2009 (Contratto Integrativo di Ente); la firma è stata apposta da tutte le sigle sindacali presenti al tavolo negoziale, ad eccezione dell’RdB (leggasi nota a verbale). L’UGL invece non era presente al tavolo, in quanto ancora non rappresentativa all’interno dell’INAIL, pur seguendo comunque l’andamento dei lavori dall’esterno.

Da un’attenta lettura del testo emergono alcuni fattori degni di considerazione: diciamo che il testo si presta ad una duplice valutazione dei suoi contenuti.
Da un lato infatti si può esprimere un giudizio positivo riguardo al fatto che l’impianto complessivo, prevedendo due percorsi paralleli di sviluppo di carriera (selezioni interne triennali e posizioni organizzative di 1° e di 2° livello), offre almeno un minimo di certezza e di orizzonte al personale delle Aree, sancendo tempi e modalità certe per i passaggi economici all’interno delle Aree e la possibilità che vengano conferiti incarichi di maggior spessore, con annessa la retribuzione ad essi correlata.
Viene data quindi piena attuazione al concetto espresso nel C.C.N.L. Enti Pubblici firmato nell’ottobre 2007, che prevede che all’interno dell’Area C ciascuno possa ricoprire qualunque incarico connesso ai contenuti dell’Area stessa, a prescindere dal livello economico posseduto.

Dall’altro invece emergono alcuni punti deboli, come l’eccessiva facoltà discrezionale del dirigente nell’assegnazione di eventuali posizioni organizzative e di attribuzione di premi legati alla produttività individuale, che può acuire di fatto le già esistenti sperequazioni tra professionalità di analogo spessore culturale e con uguali compiti e responsabilità, il tutto riferito in particolar modo ai profili specialistici come il nostro.
Queste obiezioni sono state giustamente sollevate dalla sola RdB.

La cosa che noi come ANPSI stigmatizziamo in modo particolare, però, è l’allegata declaratoria dei profili professionali che, se da un lato alimenta artificiosamente le presunte differenze di ruolo tra i diversi livelli economici dell’Area C (nel nostro caso di fatto praticamente inesistenti, dato che facciamo tutti pressappoco le stesse cose...), dall’altro non ci riconosce neanche lontanamente la nostra specificità di professionisti sanitari.
Troviamo che sia appunto questa la mancanza più grave di questo contratto, che non fa altro che confermarci la nostra granitica convinzione che noi, in quanto professionisti, dovremmo trovarci solo ed esclusivamente nell’Area Professionisti e non certo tra il personale delle Aree generiche.
Ma questa sarà materia di contrattazione a livello nazionale nel prossimo C.C.N.L. di comparto.

Sono state introdotte anche altre lievi modifiche sull’orario di servizio, come il tetto massimo di 40 ore a pozzetto e l’abolizione dei cosiddetti “10 minuti tecnici”, ma per i dettagli vi rimandiamo ad un’attenta lettura del contratto.

Il nostro giudizio in definitiva è parzialmente negativo, in considerazione del fatto che riteniamo si sarebbe potuto fare di più e di meglio soprattutto nei confronti di profili caratterizzati da elevata specificità ed alta scolarità come il nostro, prevedendo almeno non un'incomprensibile spalmatura su tutti i livelli economici dell’Area, ma un giusto riallineamento di tutti i professionisti sanitari non medici nel livello superiore dell’Area stessa, così come già avvenuto in passato per gli Ispettori di Vigilanza.

Vedremo prossimamente come verrà applicato questo nuovo contratto, lasciando ai colleghi le loro eventuali osservazioni in merito ad esso.

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La professione o il proprio orticello? Storie di esseri invisibili.

di Presidente ANPSI (21/09/2009 - 01:19)


Circa un anno fa, nel mese di settembre, mi trovavo a Vigorso di Budrio (BO) per l’ottimo corso di aggiornamento ECM organizzato dall’Inail per l’anno 2008.

Durante una pausa pranzo ho conosciuto all’interno della mensa del Centro Protesi una collega di una regione settentrionale, la quale ha esordito pressappoco così: “Mi complimento molto per la vostra attività (si riferiva all’ANPSI, n.d.r.), dite cose assai giuste e condivisibili ed apprezzo l’evidente impegno che mettete per portare avanti tutto ciò. Tuttavia a me personalmente la cosa non interessa: ho una famiglia, un marito, due figli e non mi sento affatto sminuita o sottovalutata in quello faccio o in come vengo considerata, credo di avere già tutto ciò che merito e pertanto non ho alcunchè da rivendicare.”

Dopo il primo istante di comprensibile sbigottimento, l’ho salutata augurandole buona fortuna, ritenendo di non avere assolutamente null’altro da aggiungere.
Pur trovandomi ad una distanza siderale dalle sue posizioni, come si può ben immaginare,  ho avuto almeno modo di apprezzare la sua sincerità.
Molti altri, infatti, pur pensandola esattamente come lei, non hanno però il coraggio di affermarlo con la stessa chiarezza!

Ho voluto raccontare questo significativo aneddoto perchè lo ritengo molto emblematico e rappresentativo della situazione generale della nostra categoria professionale qui all’Inail (e non solo, purtroppo...).

Molti colleghi, infatti, preferiscono adottare un confortevole basso profilo, anteponendo con decisione la cura del proprio piccolo orticello all’impegno per migliorare la qualità della propria professione sia in termini di aggiornamento, sia in termini di ottenere un più equo riconoscimento giuridico ed economico della stessa.

Alcuni pensano che “tanto stiamo già meglio degli ospedalieri, quindi non dobbiamo lamentarci”, altri, posseduti da un deficit cronico ed irreversibile di autostima, pensano che “per noi poveri diavoli è già tanto quello che ci hanno dato, non potremo mai ottenere niente di più”; altri ancora, appartenenti al nutrito gruppo dei catastrofisti rassegnati, pensano che “i sindacati non ci ascoltano, l’amministrazione ancora meno e quindi è tutto inutile, meglio che ce ne stiamo zitti e buoni in un angolo ed apriamo la bocca solo quando ci lanciano l’osso”; altri ancora infine appartengono al gruppo numericamente più consistente, ossia a quello di coloro che non gliene frega assolutamente niente di niente, salvo poi rizzare prontamente le antenne quando si profilano all’orizzonte eventuali passaggi di livello e/o aumenti retributivi di vario genere.

Questo menefreghismo piuttosto generalizzato lo riscontriamo anche nel fatto di non registrare molte reazioni scritte o orali (tramite i vari canali di comunicazione e di feedback che abbiamo all’uopo predisposto come il Blog, gli indirizzi e-mail, i numeri di telefono e fax, ecc.) agli argomenti che noi come associazione proponiamo continuamente; preferiremmo infatti di gran lunga essere magari mandati a quel paese piuttosto che constatare mestamente la quasi totale assenza di reazioni...

Eppure non siamo dei sodomizzati mentali, perbacco!?!

A quanti covano dentro di sè questi insani pensieri vorrei umilmente ricordare che, oltre un anno fa, è stata fondata un’associazione nata proprio per dare una risposta concreta alle sentite esigenze di cambiamento della nostra intera categoria professionale e che, aderendovi in massa ed impegnandosi attivamente al suo interno, potremmo finalmente avere la forza (leggasi numeri) per poter iniziare a contare davvero qualcosa!!
E’ scientificamente provato infatti che chi ha i numeri CONTA, gli altri NO, a prescindere dal fatto se abbiano ragione da vendere o meno.
Non si capirebbe altrimenti la ragione per cui le altre categorie professionali (assistenti sociali, per esempio) ottengono QUASI SEMPRE qualche risultato.

Vi segnalo inoltre che, dalle molteplici informazioni che ci giungono da ogni parte d’Italia, la scarsa considerazione (quando non l’aperta ostilità) verso le nostre professioni continua ad essere più che mai presente all’interno dell’Istituto.
Essa si manifesta in vari modi, come in questo assurdo ordine di servizio proveniente dalla sede di Ancona nel quale, oltre a venire definiti per l’ennesima volta “personale parasanitario” in totale spregio alle leggi vigenti, si intima al suddetto personale di scansire la documentazione sanitaria...una cosa da non credere ai propri occhi!!
Oppure alle varie mancate autorizzazioni alla partecipazione ad aggiornamenti facoltativi fuori della propria regione, spesso adducendo ragioni pretestuose che non tengono minimamente conto dell’attuale orientamento della S.M.G., con l’ormai arcinota circolare del 05 novembre 2008.
Un altro tangibile segnale lo possiamo agevolmente
ravvisare in una recente intervista al Presidente Sartori fatta dal quotidiano “Il Sole 24 Ore”, nella quale vengono esplicitamente menzionati “gli oltre 100 assistenti sociali”, ma dei circa 1000 professionisti sanitari non v’è traccia alcuna.
Potrei citare ancora molti altri esempi, ma per comprensibili ragioni di spazio mi astengo.

E’ da questo nutrito insieme di elementi eterogenei, ma che convergono tutti nella stessa direzione, che si forma in noi la netta e fondata sensazione di non essere riconosciuti ed apprezzati per quello che siamo.

Pensate che ce ne sia abbastanza?? E non finisce qui...

L’amministrazione infatti dal canto suo usa sovente la sperimentata tattica del muro di gomma, ossia tende sistematicamente ad ignorarci ed a non rispondere alle nostre sollecitazioni, nella speranza a medio-lungo termine di prenderci per stanchezza.
Probabilmente penseranno: “Tanto questi qua prima o poi si stuferanno di parlare a vuoto e dopo un certo periodo di tempo getteranno la spugna.”
E no, cari signori, è bene che non vi facciate proditorie illusioni: siamo sufficientemente determinati ad andare avanti ad oltranza senza arrenderci, MAI.

Noi professionisti sanitari sanitari non medici abbiamo tutte le carte in regola per poter riaffermare la centralità delle nostre professioni all’interno dell’Inail.

Concludo pertanto questo lungo editoriale facendo appello alla dignità ed all’orgoglio professionale che ognuno di noi possiede al proprio interno con un’esortazione finale: colleghi, rialziamo la testa e riaffermiamo la centralità delle nostre professioni nella società e nel nostro posto di lavoro!!

Non vogliamo una professione ignorata, sminuita, sottovalutata, invisibile e marginale, ma una professione riconosciuta ed apprezzata, che sa essere utile alla società ed è in grado di fornire al cittadino-utente una sempre maggiore qualità dei servizi erogati.


Alessandro Verginelli
Presidente ANPSI

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Ancora non ci siamo...

di Presidente ANPSI (02/09/2009 - 23:23)


La risposta del S.M.G. Dr. Bonifaci alla nostra lettera del 13 agosto scorso riguardo al Corso ECM per infermieri e fisioterapisti di quest’anno.






Riceviamo e volentieri pubblichiamo la risposta del S.M.G. Dr. Bonifaci alla nostra lettera del 13 agosto scorso, nella quale abbiamo stigmatizzato con forza la totale assenza di professionisti sanitari infermieri, tsrm e fisioterapisti tra i docenti del Corso ECM organizzato dalla Sovrintendenza Medica Generale per quest’anno.

Ringraziamo sentitamente il Dr. Bonifaci per la tempestività e la franchezza con cui ha voluto garbatamente rispondere alle nostre osservazioni, che ci conferma ancora una volta la sua disponibilità e la sua attenzione nei riguardi della nostra categoria professionale.

Senza nulla togliere all’indiscussa valenza formativa del corso in oggetto, tuttavia, non condividiamo nel merito i contenuti della sua lettera; l’infermiere, ad esempio, occupandosi quotidianamente di front-office, è il primo ad avere a che fare con il paziente difficile, che arriva alle altre figure professionali solo dopo essersi relazionato in prima istanza con lui. Chi pertanto meglio dell’infermiere può sapere come relazionarsi positivamente ed in modo assertivo con un paziente poco incline alla collaborazione? Nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, peraltro, la relazione d’aiuto con il paziente (compreso quello con problematiche psicologico-psichiatriche) è ampiamente trattata.

Riteniamo pertanto con estrema convinzione che il professionista sanitario infermiere avrebbe potuto e saputo dire la sua su questo interessante argomento, affrontandolo dal suo specifico punto di vista professionale. Ma forse non è stato ritenuto all’altezza.
Il corso in questione sarà quindi senz’altro valido e ricco di contenuti, ma privo dell’importante contributo didattico che avrebbero potuto fornire i principali destinatari del corso stesso, ossia i professionisti sanitari non medici.

Eppure siamo convinti che non dovrebbe affatto giovare all’efficienza ed all’immagine delI’Istituto avere alle proprie dipendenze un consistente gruppo di persone stanche, sfiduciate e demotivate che, vinte dallo sconforto per non essere mai riconosciute, apprezzate e valorizzate per la loro professionalità, rischino di non essere più in grado di esplicitare tutto il loro elevato potenziale umano e professionale e vengano magari alla lunga costrette per la disperazione a rifugiarsi in un profilo operativo piuttosto minimalista, inevitabilmente connotato da scarsa efficienza produttiva.
Tutti gli studi sociologici e psicologici recenti hanno infatti ampiamente dimostrato che un dipendente che venga opportunamente valorizzato e motivato sviluppa un maggior senso di appartenenza all’ente per cui lavora ed è in grado di esplicare al meglio tutte le sue potenzialità, con un positivo ritorno in termini di immagine e di efficienza per tutta l’azienda.
Non è certo escludendo la partecipazione attiva di alcune categorie professionali (i soliti noti, peraltro...) che si incrementa la motivazione e si accresce la professionalità degli appartenenti a quelle categorie stesse.

Augurandoci quindi che in futuro compaia finalmente una reale volontà da parte dei nostri vertici amministrativi e sanitari di tenere in maggiore considerazione le professioni sanitarie non mediche presenti all’Inail, lasciamo che i nostri colleghi infermieri, tsrm e fisioterapisti si facciano una loro personale idea su quanto è accaduto con il corso ECM di quest’anno e ne traggano le opportune conclusioni al riguardo.

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Editoriale del 13 agosto 2009

di Presidente ANPSI (13/08/2009 - 00:04)

Editoriale del 13 agosto 2009

Ricordo una domanda fattami al primo anno del corso infermieri durante una interrogazione di assistenza: ”Valenta, qual’ è il ruolo dell’ infermiere?” Ed io giù con Florence, Mansionario (allora c’era) etc etc. Ma il mio insegnante, infermiere ed anche laureato in filosofia, mi fermò e mi  disse con fare benevolo una frase che solo con il tempo ho capito: ”Pietro, ricorda una cosa, il ruolo è qualcosa che gli altri ti assegnano, non tu”.

Cosa voleva dire? Chi sono è stabilito da leggi, norme, sono un infermiere, il responsabile dell’assistenza infermieristica, un professionista sanitario. Questo sono e quindi è cosi che gli altri devono vedermi, pensavo.

E invece aveva ragione lui, non è cosi. Il fatto che IO mi definisca un professionista, che la legge mi definisca un professionista, non comporta automaticamente il fatto che l’ALTRO mi assegni un ruolo da professionista. Chi è l’altro? L’utente, il medico, l’amministrativo e chi per loro.

Ora la domanda che pongo  voi cari colleghi è: chi si sente assegnato un ruolo da professionista all’INAIL? Quante volte constatiamo che l’altro si approccia a noi come ad un professionista autonomo e responsabile?
Certo ci possiamo sentire stimati,apprezzati, utili, ma la domanda che vi pongo nuovamente è la seguente: siamo considerati professionisti?
Credo che questo ruolo sia ben lungi dall’esserci assegnato.

E come ci si arriva al ruolo di professionista? Con fatica, cari colleghi, con impegno, svolgendo attività di tipo intellettuale e non certo scansendo certificati; facendo ricerca, proponendo progetti, esprimendo opinioni, scrivendo relazioni, ponendosi senza arroganza ma alla pari verso le altre figure.

Ok, direte, ma a me non è consentito di fare ricerca, esprimere opinioni, fare progetti, l’Istituto non me lo permette. E allora vi chiedo: perché non ci è permesso? Io una risposta a questa domanda la ho, ed è perche non facciamo “politica”. No, non parlo di partiti politici, parlo di sindacato, associazionismo, insomma di sedersi ai tavoli in cui si decide chi fa cosa.

C’è una cosa che in questi tanti anni di partecipazione alle riunioni sindacali ho imparato e cioè che il contratto, le regole, non vengono fatte in base ad un principio di equità, ma in base alla forza delle parti sedute al tavolo delle trattative.

Diciamolo: più uno e forte, più chiede, più ottiene.

Guardate per esempio i medici, guardate l’aspetto normativo ed economico del loro contratto, e poi vi chiederete come mai a loro tanto e a noi cosi poco.
Semplice, loro chiedono.
Hanno un sindacato di categoria, sono sempre presenti alle riunioni sindacali, non c’è argomento che non venga analizzato in profondità. Tutti o quasi tutti i medici sono iscritti ad una sigla sindacale e non in modo passivo.
La quasi totalità di loro è iscritta all'ANMI, l'associazione che li rappresenta in maniera esclusiva.

E noi?
Noi chiediamo?
Noi sappiamo associarsi per tutelare i nostri interessi?

Rispondete voi a queste domande, pensate a quante volte abbiamo seguito da vicino l’evolversi del rinnovo contrattuale, quante volte abbiamo chiesto ai nostri rappresentanti sindacali di far inserire qualche frase, di farci partecipi della stesura di ciò che ci riguarda. Quanti di noi hanno protestato presso i propri rappresentanti per l’assurdità del numero di C4 e C3 che abbiamo?
Eppure quei numeri non sono scesi dal cielo, ma sono stati contrattati da qualcuno che seduto al tavolo ci rappresentava.
Non credo serva fare ulteriori esempi, anche se potrei riempire di pagine questo articolo.

Oggi abbiamo da oltre un anno un' associazione che ci rappresenta in maniera esclusiva, è apartitica, attiva, rappresenta solo i nostri interessi, ha un costo di iscrizione ridicolo, eppure alcuni di noi ancora non vi aderiscono.

Questa è incapacità di fare politica, amici.

Si possono discutere i nomi, le linee d’azione, gli obiettivi, tutto! Ma lo si deve fare dall’interno. L’unica speranza che abbiamo di far sentire la nostra voce è quella di essere noi a parlare per noi, e chi si è seduto anche per una sola volta al tavolo delle trattative ve lo può confermare.
Siamo ormai adulti e maturi per farlo.


L’unico motivo per non farlo è sentirsi appagati, giudicare buono ciò che abbiamo, ritenere che il non fare le notti sia già un successo, pensare che “in fondo sono solo un povero infermiere, chi decide è il medico”.

Ma noi non siamo più questi.

Pietro Valenta
Vice Presidente ANPSI

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La rivolta degli schiavi

di Presidente ANPSI (21/07/2009 - 20:03)


Quando uno o più "parasanitari", magari con il "criminoso" appoggio dell'unica organizzazione che li rappresenta, osa con garbo sollevare una questione o prova a richiedere dei chiarimenti su argomenti di suo precipuo interesse specifico, assistiamo sovente a reazioni alquanto scomposte e velatamente irritate da parte di alcuni degli interlocutori istituzionali a cui solitamente ci si rivolge.

Il "personale parasanitario" in questione, peraltro, si rivolge solitamente a loro senza il benchè minimo accenno di arroganza o la sia pur minima pretesa di arrogarsi ruoli che non gli competono, ma semplicemente per richiedere chiarimenti o per rettificare legittimamente qualcosa che appare palesemente scorretta dal punto di vista giuridico.
Nulla di più, se non ciò che rientra nei comuni diritti di qualsiasi lavoratore.

Dal tono malcelatamente stizzito ed irritato di alcune risposte, infatti, si percepisce dietro la penna un gran digrignar di denti.
Tra una frase e l'altra si immaginano facilmente volti paonazzi, mani frementi, pressione arteriosa in ascesa e tanto, tanto nervosismo.
Tra una parola e l'altra si possono agevolmente intuire e quasi subliminalmente udire frasi del tipo: "ma chi diamine sono questi??" - "ma che cavolo vogliono?" - "ma da dove spunta quest'associazione che li rappresenta??" - per poi finire con l'interrogativo principale: "ma come osano questi qui, ma chi cavolo si credono di essere??!?"

E principalmente aleggia su tutto la netta sensazione che si stia consumando il reato di lesa maestà.

Questo accade perchè alcune persone, evidentemente non particolarmente avvezze a pensare che i "parasanitari" hanno un cervello proprio, una laurea e magari anche un master, un albo professionale ed una associazione che li rappresenta in via esclusiva, hanno invece in tutta evidenza l'errata convinzione che si tratti di semplice personale subalterno, dotato di bassa scolarità e particolarmente incline per natura a prendere qualunque tipo di ordine senza discutere.

E no, cari signori, le cose non stanno esattamente così come voi le vedete (o sperate di vedere).
Non dovreste rispondere stizziti quando vi si chiedono legittimamente e con garbo dei chiarimenti che voi avete il dovere istituzionale di fornire ed argomentare; sappiate che vi rapportate con dei professionisti sanitari (legge n.42/99) dotati di istruzione superiore, che meritano il giusto rispetto e l'adeguata considerazione che ogni essere umano merita.
La politica del "Lei non sa chi sono io!" di triste memoria non paga; appare sicuramente più costruttivo rapportarsi alle altre categorie professionali con lealtà, correttezza e reciproco rispetto.

Semplicemente questo è ciò che vogliono i professionisti sanitari non medici (e non parasanitari, vedi legge n. 42/1999).


Alessandro Verginelli
Presidente ANPSI

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Ci risiamo con i "parasanitari...!?!

di Presidente ANPSI (21/07/2009 - 18:01)

Abbiamo recentemente rinvenuto in comunicazioni ufficiali, con grande sorpresa e disappunto, la famigerata definizione "Parasanitari", che credevamo ormai morta e sepolta già da un pezzo.

Giova infatti ricordare per l'ennesima volta che le professioni sanitarie di Infermiere, Tecnico Sanitario di Radiologia Medica e Fisioterapista sono, ai sensi della legge n. 42/1999, professioni intellettuali a tutto tondo, per accedere alle quali occorre una Laurea Triennale, al termine della quale si può proseguire con la Laurea Magistrale oppure con qualche Master.

Altro che "personale parasanitario", come qualcuno all'INAIL ancora si ostina a definirci...

Recentemente abbiamo infatti raggiunto la ragionevole convinzione che, dopo aver ripetuto ai quattro venti fino alla nausea chi siamo giuridicamente, non sia umanamente possibile che tutto ciò sia ancora sfuggito a qualcuno; riteniamo quindi a questo punto che chi ancora persiste con caparbia tenacia ad usare tali improprie definizioni lo faccia in malafede e con intento provocatorio e/o denigratorio.

E noi d'ora in poi come tale lo valuteremo, senza più cercare di trovare ulteriori giustificazioni.

Vi piacerebbe sentirvi chiamare "paraamministrativi", "parainformatici", "paradirigenti", "parasocioeducativi" e così via??
Noi crediamo di no.

La strada per ottenere il giusto riconoscimento giuridico ed economico delle Professioni Sanitarie non mediche appare ancora in salita ma noi, con il vostro sostegno, continuiamo a lavorare con costanza e determinazione per raggiungere questo indispensabile obiettivo.

Ci piacerebbe non essere i soli a far sentire con chiarezza e senza compromessi al ribasso la voce delle nostre professioni: di fatto, purtroppo, lo siamo.
E voi colleghi questo lo sapete molto bene, anche se qualcuno stenta ancora ad ammetterlo...

Sostenendo l'ANPSI sostenete con determinazione ed autorevolezza le nostre professioni a 360 gradi, in ogni loro aspetto; ignorandola o peggio ancora osteggiandola, indebolite autolesionisticamente in misura ulteriore la già non eccelsa visibilità delle nostre professioni.

Decidete quindi da che parte stare.

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Benvenuti sul Blog dell'ANPSI!

di Presidente ANPSI (21/07/2009 - 17:29)


Benvenuti sul nuovo Blog dell'ANPSI!

Abbiamo ideato questo Blog come ideale complemento all'attività del nostro sito ufficiale, per consentire maggiore interattività con i nostri iscritti e simpatizzanti, affinchè possano commentare direttamente le nostre iniziative.

Esso ci consente anche di avere un buon feedback sul gradimento di alcune nostre proposte ufficiali da parte dei colleghi.

In questo Blog pubblicheremo in versione integrale tutti gli articoli che periodicamente pubblichiamo sul sito ANPSI, con la fondamentale differenza che qui potrete scrivere i vostri personali commenti agli stessi.
Vi esortiamo pertanto a commentare numerosi i nostri articoli: questo servirà ad arricchire il dibattito ed a consentirci di misurare il reale grado di condivisione delle nostre scelte, rendendo la nostra attività istituzionale quanto più possibile trasparente.


Cari saluti.

Il Consiglio Direttivo Nazionale ANPSI

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